Abbiamo la tecnologia, ma manchiamo di saggezza – Intervista a Manana Kochladze, attivista ambientale georgiana

Nel 2004 Manana Kochladze, fondatrice del gruppo ambientalista Green Alternative con sede a Tbilisi, Georgia, è stata premiata con il Goldman Environmental Prize per le sue campagne ecologiche contro la costruzione di oleodotti in zone sensibili.

Il Goldman Environmental Prize viene assegnato ad attivisti grassroots che agiscono per proteggere l’ambiente naturale nel luogo in cui vivono.

In questa intervista abbiamo toccato diversi punti, dalla storia e cultura georgiana al significato di essere un attivista ambientale alle cause nelle quali Green Alternative è al momento impegnato.

Intervista a Manana Kochladze, attivista ambientale georgiana

Intervista a Manana Kochladze, attivista ambientale georgiana

Intervista

Leggendo la sua biografia sulla pagina Internet del Goldman Prize ho notato che come figlia di scienziati lei era  “sulla strada verso una carriera nella fisiologia quando uno sconvolgimento politico nel suo paese l’ha costretta a cambiare il proprio percorso rendendola un’attivista.” Può parlare del significato della sua esperienza come attivista ambientale?

Ho iniziato come pura ambientalista con un approccio molto razionale derivante dal mio background scientifico. Ero convinta che le persone fossero razionali e che gli amministratori potessero prendere decisioni basate sulla razionalità.

Tuttavia, ho scoperto molto presto che le cose non erano limpide come mi aspettavo e che dovevo iniziare a considerare che l’economia, le decision politiche, i diritti sociali e umani e i problemi ambientali sono tutti profondamente interconnessi.

In particolare, ogni persona viene influenzata o spinta nelle proprie decisioni da una varietà di elementi che esulano dalla semplice dicotomia razionalità-competenza vs. corruzione. Le emozioni, la psicologia dell’individuo, la sua condizione vitale, l’egoismo, la paura… Tutti questi aspetti giocano un ruolo importante al momento di prendere una decisione e non possono essere messi da parte o sottovalutati.

 In molte situazioni, le decisioni vengono prese per il bene del “progresso” tecnologico e infrastrutturale, che non prende in esame gli effetti sull’ambiente e, al contrario, in molti casi va a discapito di esso.

 La mia opinione è che la tecnologia si è sviluppata più velocemente della società e che le persone hanno dimenticato le conoscenze locali che mantengono un equilibrio con la natura.

Invece, l’educazione verso una società più ecologica dovrebbe basarsi sul principio che il pianeta non è stato creato soltanto per noi esseri umani ma che la flora e la fauna hanno altrettanti diritti a esistere.

Se guardiamo la situazione in Georgia, in Svanezia c’è il progetto di costruire una diga per una centrale idroelettrica che aumenterà il rischio di frane ed è probabile che possa portare ad avere rifugiati ecologici.

In certe aree della regione di Adjara, tagliare gli alberi senza aver pianificato ha causato diverse frane. Inoltre, molte case sono state costruite lungo le sponde del fiume, un qualcosa che in passato era stato evitato per ovvi motivi.

Il problema in questi casi è che le decisioni relative ai cambiamenti in un contesto rurale vengono prese da persone che vivono in città e che non hanno quel tipo di conoscenza che, per esempio, ha permesso alle Torri di Svaneti – incluse nell’elenco dei Patrimoni dell’Unamità dell’UNESCO, nota del redattore – di rimanere in piedi per secoli e di non crollare mai sotto la neve.

In sintesi, potremmo dire che oggi abbiamo a disposizione tanta tecnologia, ma manchiamo di saggezza.

 

Dove sono concentrati i vostri sforzi al momento?

 In Svanezia, per contrastare la centrale idroelettrica di Nenskra, una diga progettata sul fiume omonimo. Il progetto è implementato da una joint venture del Partnership Fund, di proprietà del governo georgiano, e di Korea Water Resources Corporation, mentre l’azienda italiana Salini-Impregilo si è aggiudicata l’appalto di ingegneria e costruzione.

Questa diga avrà sicuramente un impatto sull’ambiente naturale nella regione in quanto aumenterà il rischio di frane in un modo che preoccupa non poco gli abitanti del posto riguardo alle conseguenze.

Ci è stato detto che la situazione verrà monitorata da vicino dopo il completamento del progetto, ma i rischi geologici sono un elemento da tenere in conto prima e non dopo che le cose sono già state fatte ed è troppo tardi per prevenire i disastri.

Per peggiorare le cose, il processo di partecipazione pubblica è iniziato soltanto dopo che le decisioni politiche erano già state prese!

Come dicevo prima, i problemi sono spesso interconnessi: ciò che appare un problema soltanto ambientale è prima di tutto un problema fondamentale di democrazia.

 

Imporre le decisioni senza consultare le persone che ne pagheranno le conseguenze non è certamente un esempio di atteggiamento democratico.

 La Georgia è sempre stata nota per la sua ricchezza e diversità culturale. In Svanezia, nemmeno l’Unione Sovietica ha mai interferito troppo con le tradizioni locali e il sistema di divisione della terra della popolazione.

Il problema si verifica quando il governo ha un approccio di tipo top-down, che è quanto sta accadendo qui. Il modo in cui la situazione è stata affrontata dimostra quanta scarsa considerazione ci sia stata per la popolazione della Svanezia, le cui tradizioni storiche e la cui cultura sono un patrimonio prezioso per il nostro paese.

Dubitiamo della trasparenza di questo progetto dato che peraltro il contratto non è stato reso pubblico.

Il problema, di nuovo, è che la protezione dell’ambiente non è considerata importante a sufficienza, nonostante gli sforzi da parte dell’Unione Europea, la quale ha inserito tra le sue priorità il controllo della costruzione di nuove centrali idroelettriche in Georgia.

 Che cosa possiamo imparare dalla lotta degli svani (abitanti della Svaenzia, ndr) contro la centrale di Nenskra?

 La storia degli svani è molto interessante e ha un mucchio di elementi che ci possono ispirare.

Prima di tutto, gli svani hanno un forte senso di unità, una qualità normalmente difficile da creare nonostante sia la chiave per arrivare alla vittoria.

Già negli anni Settanta, avevano dovuto lottare contro la costruzione di dighe nella regione e ne erano usciti vittoriosi grazie alla loro persistenza, resilienza e unità.

Gli svani hanno una lingua propria, una lingua proto-georgiana, e tradizioni proprie. Per esempio, anche in passato la regione non ha mai avuto un sistema feudale in quanto veniva usato una sistema di governo comunitario.

La loro idea del bene pubblico è diversa da quella dei burocrati che vivono in città, in quanto è un concetto basato sulla conservazione della natura e dell’armonia tra la comunità e l’ambiente.

Abbiamo bisogno di questo tipo di esempi. Il paradigma che considera l’umanità come a sé stante o separata dal resto dell’ambiente è un problema che dobbiamo superare se vogliamo muovere verso una società della conoscenza ecologica.

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>