Arricchitevi (di significato). Intervista a Paul Connett

Attivarsi per migliorare la società è il modo migliore di vivere. E nel farlo ci si può anche divertire molto.

E’ questa, in sintesi, l’esperienza di Paul Connett, autore di The Zero Waste Solution: Untrashing the planet one community at a time, pubblicato nel 2013 e disponibile in italiano con il titolo Rifiuti Zero. Una rivoluzione in corso .

Professore Emerito in Chimica Ambientale alla St. Lawrence University, New York, Paul Connett è una delle figure più autorevoli nella Strategia Rifiuti Zero (Zero Waste in inglese) oltre a essere uno dei maggiori esperti relativamente all’impatto negativo della fluorizzazione dell’acqua sulla salute umana.

Come approccio democratico, Zero Waste si concentra in primo luogo sull’educazione delle comunità verso lo scopo di un mondo libero dai rifiuti. O meglio, un mondo nel quale i rifiuti vengono considerati risorse preziose da non bruciare o incenerire come invece avviene oggi in diversi paesi (compresa l’Italia).

Per raggiungere questo traguardo – oggi più che mai a portata di mano – il primo passo è quello della presa di coscienza da parte di tutti: dai cittadini comuni ai governi locali, nazionali e internazionali, ai produttori.

Ma come coinvolgere le persone in un grande cambiamento che è in primo luogo culturale? La storia di Paul Connett dimostra che è fondamentale partire dal dialogo con quante più persone possibile.

Proprio per questo motivo il professore americano viaggia senza sosta da una comunità all’altra negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

E la cosa lo appassiona.

Paul Connett durante una conferenza

Paul Connett durante una conferenza

Intervista a Paul Connett – autore di The Zero Waste Solution

Puoi raccontare come hai iniziato a interessarti a Zero Waste?

Ho viaggiato, conosciuto persone e tenuto conferenze in 66 paesi diversi, ma la mia battaglia contro l’incenerimento dei rifiuti è iniziata negli USA e in Canada negli anni Ottanta.

Inizialmente pensavo che la cosiddetta termovalorizzazione (un modo più soft per definire l’incenerimento, ndr) fosse una buona soluzione, ma appena mi accorsi che essa avrebbe prodotto effetti devastanti per l’ambiente e che non avrebbe risolto il problema in quanto avrebbe comunque prodotto degli scarti, iniziai una campagna per promuovere possibili alternative e per informare circa i danni causati dall’incenerimento.

 

Dagli anni Novanta hai iniziato a visitare l’Italia a sostegno del movimento Rifitui Zero presieduto da Rossano Ercolini. Parlaci del tuo rapporto con il nostro paese.

Avendo visitato l’Italia 77 volte per parlare della strategia Rifiuti Zero, posso affermare con certezza che gli italiani sono meravigliosi.

Gli Stati Uniti sono certamente il paese dove tutto è possibile, ma questo “tutto è possibile” è essenzialmente legato alla possibilità di fare soldi. Un lato dell’Italia che invece adoro è che molte persone lavorano sodo per migliorare la propria comunità e nel corso degli anni questo ha portato a risultati straordinari.

Oltre a questo, le mie visite in Italia sono sempre state legate al movimento Zero Waste, mentre la mia attività di sensibilizzazione negli Stati Uniti è adesso principalmente dedicata alla battaglia contro la fluorizzazione dell’acqua, un grave problema che coinvolge i paesi anglofoni e che mi mette rabbia già a menzionarlo.

Tornando a Rifiuti Zero, Rossano (Ercolini), Enzo Favoino (Presidente dello Zero Waste Europe Scientific Committee) e io abbiamo incontrato di recente il sindaco di Roma.

E’ bellissimo vedere che ci sono amministratori locali entusiasti – non solo a parole ma anche nei fatti – della strategia Rifiuti Zero. Tornerò a Roma a gennaio per un altro incontro per continuare il percorso intrapreso e non vedo davvero l’ora.

Altre grandi città come Parma, grazie ai loro sindaci e alle loro giunte, hanno effettuato passi concreti nella stessa direzione.

 

Hai terminato la tua carriera universitaria nel 2006. In molti aspettano con ansia – legittimamente – il momento della pensione per potersi isolare dai problemi del mondo.

Nel tuo caso, tuttavia, da quando sei andato in pensione ti sei immerso con grande vigore nella sensibilizzazione di aziende, politici e cittadini relativamente alla strategia Rifiuti Zero. Qual è il segreto della tua vitalità?

Lo slogan che normalmente viene insegnato ai bambini in America è Life is about money (in italiano, Si vive per arricchirsi) al quale io controbatto sempre con Life is about meaning (in italiano, Si vive per dare un significato alla vita)! Qualunque siano i vostri talenti, passioni o attività, date un senso alla vostra vita attivandovi per migliorare la società.

Trovare l’amore, avere una famiglia e degli amici sono certamente cose belle e desiderabili, ma dobbiamo relazionarci con una realtà più grande e relazionarci con il futuro. Studiare il passato è prezioso – specialmente in Italia dove avete secoli di creatività, cultura, musica e arte – ma una grande parte del significato della vita è essere parte integrante della creazione di un futuro migliore. E oggi ciò è ancora più importante in quanto saremo fortunati se alla fine di questo secolo gli standard di vita non saranno peggiorati visto che continuiamo a sfruttare il pianeta e che stiamo rubando alle giovani generazioni il futuro.

Quindi, se si vuole vivere a lungo, bisogna incontrare nuove persone, aprirsi a nuove idee e tenere sempre il cervello in allenamento. Tra l’altro aiuta anche a prevenire l’Alzheimer.

 

Quali persone e quali libri ti hanno ispirato particolarmente?

Una frase che ho scolpito nella mia memoria mi fu insegnata dal mio insegnante di latino che dava la seguente definizione della persona istruita: “E’ una persona che può intrattenere se stessa – il che non include giocare ai videogiochi – intrattenere un amico e intrattenere una nuova idea.”

In altre parole, rimanete attivi, rimanete coinvolti nella vostra comunità, come suggerito dal titolo del mio libro su Zero Waste.

Inoltre, magari ti sembrerà strano visto il mio background in chimica, ma trovo molta ispirazione nella musica. Quando viaggio, adoro sedermi, mettermi le cuffie e ascoltare la musica classica. Mi permette di muovermi attraverso il passato e i secoli e di viaggiare nel tempo.

Un’altra fonte di incoraggiamento sono le comunità che creano qualcosa di innovativo e nuove buone pratiche. Per esempio, ultimamente ho visitato una scuola alberghiera vicino a Benevento, nella quale agli studenti viene data l’opportunità di fare del compostaggio e di coltivare frutta e verdura nel cortile scolastico.

Fare qualcosa con le proprie mani è un modo meraviglioso di aiutare le persone a sviluppare la propria autostima. Ma gli esempi positivi, le buone pratiche vengono menzionati troppo di rado. Le comunità dovrebbero invece vantarsi quando fanno qualcosa di buono! Per favore, dammi una mano a far conoscere le migliori buone pratiche esistenti (sorride).

Per quanto riguarda i libri che mi hanno ispirato, ce ne sono molti, ma voglio citarne due in particolare: Piccolo è bello e The Ecology of Commerce. Entrambi sono stati scritti da economisti – E.F. Schumacher e Paul Hawken – il che non è una coincidenza. Riflettevo sul fatto che la radice delle parole ecologia ed economia è la stessa, oikos, dal greco antico, con il singificato di “casa”.

Parliamo di ecologia in relazione alla natura, ma la natura è l’economista più efficiente: non butta via nulla. Anzi, ricicla e riutilizza continuamente, quindi le aziende dovrebbero imparare dalla natura. Se un prodotto produce un rifiuti, vuol dire che è un prodotto progettato male.

 

Sfortunatamente, l’ambiente viene troppo spesso sfruttato per profitti puramente economici a breve termine senza pensare alle conseguenze provocate da tale sfruttamento.

In inglese questo si definisce corporate lootism (in italiano più o meno equivalente a “saccheggio da parte delle grandi aziende”, ndr). Per esempio, esistono diverse analogie tra la privatizzazione dell’acqua e l’incenerimento dei rifiuti. In entrambi i casi, un piccolo gruppo di persone con grandi risorse economiche saccheggia le comunità. Esse vengono depredate delle loro risorse. Zero Waste è contro a questo tipo di saccheggio e combatte il saccheggio degli oceani, invasi dai rifiuti di plastica.

 

Spesso il mondo accademico si rinchiude in una torre d’avorio staccata dai problemi della vita reale. Nel tuo caso, come sei riuscito a usare la tua esperienza come docente universitario per lavorare con le comunità locali?

Ho iniziato all’università nel 1983 e sono diventato un attivista quasi nello stesso momento, nel 1985. Essere un attivista è stato cruciale in quanto, se da un lato ho utilizzato la mia conoscenza della chimica per informare le comunità, dall’altro ho imparato dalle esperienze e dai problemi quotidiani dei cittadini comuni per rendere le mie lezioni più pertinenti e stimolanti per i miei studenti.

In entrambe le situazioni, ho sempre cercato di fare in modo che le mie lezioni fossero divertenti. Se si vogliono ispirare le persone bisogna usare l’umorismo.

L’umorismo aiuta il cervello ad accogliere nuove idee e informazioni. Quindi divertitevi! Lo dico davvero, perché se le persone capiscono che vi state divertendo e che vi piace ciò che fate, si sentiranno ispirate e vorranno darvi una mano.

 

Nella società di oggi parliamo spesso di progresso senza riflettere veramente sul significato di questa parola. Che cos’è per te il progresso?

La gente di solito tende ad associare il progresso al progresso tecnologico. Ma per me il progresso significa progresso sociale. Per esempio, che cosa possiamo fare in futuro affinché le persone si sentano più felici avendo meno, senza per questo sentirsi avvilite? E’ qui che diventano fondamentali i giovani perché possono contribuire al progresso sociale in un modo che è creativo, divertente e coinvolgente e ispirare gli altri con la musica, il ballo, la pittura… e un po’ di vino rosso!

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