Intervista a Cittadini Sostenibili, gruppo di attivisti genovesi

Favorire le buone pratiche e portare alla luce esperienze di chi si muove secondo il principio di “pensare globalmente e agire localmente” è lo scopo di questo sito. A tale proposito, pubblichiamo l’intervista ad Andrea Sbarbaro e Giacomo d’Alessandro – due giovani volontari di Cittadini Sostenibili, con sede a Genova.

Cittadini sostenibili

Cittadini sostenibili

Come è nata l’idea del progetto e da chi è formato il vostro gruppo?

Siamo un gruppo di cittadini, per ora una quindicina di persone, quasi tutti con un background di attivismo sociale e politico differente. Ciascuno di noi ha acquisito negli anni conoscenze e competenze nel mondo della cittadinanza attiva e della comunicazione sociale. C’è chi ha un’esperienza decennale come volontario in associazioni che si occupano di ambiente, chi per lavoro si occupa di verde urbano e arboricoltura, chi ha esperienza nella realizzazione di progetti ed eventi sociali, chi si occupa di comunicazione e fundraising, chi ricopre il ruolo di consigliere municipale.

Ci spinge la volontà comune di rendere migliore – in modo tangibile, concreto e professionale – l’ambiente urbano in cui viviamo. Quando si parla di sostenibilità è facile che le persone pensino ad oceani e foreste esotiche, ad animali in via di estinzione, alla vita rurale. Le scelte per una società sostenibile partono innanzitutto dalle nostre città, in cui vivono miliardi di persone: dal fornitore di energia elettrica che scegliamo di pagare ogni volta che accendiamo la luce di casa, al modo in cui ci rechiamo quotidianamente da casa a lavoro, dalla politica etica della banca a cui affidiamo ogni mese stipendio o pensione, alla scelta del cibo che mettiamo nel piatto.

Il progetto, apartitico e indipendente, è partito nell’autunno 2017, davanti ad una pizza. Poi sono nati il sito https://cittadinisostenibili.wordpress.com/ e la pagina Facebook https://www.facebook.com/CittadiniSostenibili/


Quali sono gli scopi del progetto?

Cittadini Sostenibili vuole promuovere e facilitare comportamenti e scelte sostenibili in termini ambientali, sociali ed etici. Ci rivolgiamo ai decisori politici, segnalando specifiche problematiche del territorio e proponendo possibili soluzioni; ci rivolgiamo ai cittadini, fornendo strumenti di informazione e consumo consapevole; ci rivolgiamo a tutti gli altri enti

(pubblica amministrazione, privati, associazioni…) che a seconda del tema in questione possono essere i più adatti per collaborare sul territorio con efficacia e capillarità.

Da cosa siamo partiti? Naturalmente dal ciclo dei rifiuti: sul nostro sito curiamo una mappatura dei diversi oggetti che a Genova possono avere una seconda vita, grazie al riciclo virtuoso o all’economia circolare. Scarpe da ginnastica che possono diventare pavimento di parchi giochi per bambini, tappi di sughero che si traducono in borse lavoro per carcerati, olio vegetale esausto che può diventare carburante, cibo che può finire nelle mense per i meno abbienti. Tutte attività già esistenti, gestite da enti terzi, che noi semplicemente “mappiamo” e rendiamo fruibili, per orientare ogni cittadino che volesse rendere più sostenibile la sua vita quotidiana.

Stessa mappa per guidare al consumo critico: dove trovare in città alimenti, prodotti per la casa, beni di consumo ma anche forniture di energia, servizi bancari, mobilità e trasporti, che provengano da filiere sostenibili e affidabili.

La nostra prima battaglia istituzionale è sostenere l’applicazione a livello locale della sperimentazione nazionale del vuoto a rendere, che dal 7 febbraio 2018 – per la durata di un anno – vedrà aderire, a titolo volontario, ristoranti, bar, trattorie, alberghi e altri punti di ristoro. Non c’era traccia di incentivi da parte di Regione o Comune, come avvenuto altrove in Italia; qualcosa a Genova è cambiato proprio nelle ultime settimane. Appena costituiti come gruppo abbiamo subito scritto ai decisori e media locali, e formulato una proposta per tutti i municipi di Genova, su come incentivare l’adesione dei commercianti. Sia per ridurre l’impatto ambientale, sia in termini economici, poter riutilizzare contenitori di vetro o plastica (per acqua o birra, ad esempio) è un enorme risparmio per la società. Diversi gruppi ed associazioni hanno già aderito al nostro appello. Quando il cambiamento è possibile e ha un alto impatto, perché semplicemente non applicarlo?

 

Una seconda attività che stiamo portando avanti legata alle nostre “mappe” è la promozione del recupero e riuso di materiali, come ad esempio l’olio alimentare esausto: stiamo cercando di sensibilizzare decisori e scuole su questo tema; qualche risultato parziale l’abbiamo già ottenuto; i media locali hanno scritto da poco un articolo a riguardo.

 

Siete partiti da Genova, ma il progetto è sostenibile ad altre città? Se sì, come?

Genova è la nostra città e molte nostre iniziative hanno senso a livello locale. Ci piacerebbe estenderle in futuro ad altri centri, sicuramente è più semplice partire da attività di informazione e sensibilizzazione, che su questi temi così trascurati spesso sono già un enorme passo che apre nuove prese d’iniziativa dei soggetti già sensibili. Utilizziamo il sito proprio per mettere a disposizione di chiunque il materiale informativo pubblico su queste battaglie. Pensiamo al recente Atlante dell’Economia Circolare, o alle nostre mappature facilmente replicabili altrove. Alcuni dei nostri volontari già da tempo lavorano sul web per rendere replicabili iniziative virtuose presenti in diverse città, penso al gruppo facebook Zero Waste Italia, che raccoglie tante idee e buone pratiche. Inoltre diverse realtà che consentono filiere di riciclo e riuso operano a livello nazionale: la raccolta di sughero gestita da Artimestieri, la raccolta di scarpe da ginnastica o camere d’aria di EsoSport… E’ relativamente facile per qualsiasi cittadino creare nuovi punti di raccolta nella propria città.

Esistono molte organizzazioni che a livello locale o più ampio promuovono buone pratiche. A volte, però, faticano a comunicare tra loro. Come si può ovviare a questo problema?

E’ un problema annoso, che di certo non riguarda solo Genova. C’è una certa tendenza, nel mondo associativo, a guardare ognuno “il proprio orto”, a voler mettere il cappello sulle iniziative, finendo col fare dei doppioni o limitandosi a manifestazioni molto simboliche o retoriche. C’è anche da dire che la conversione per diventare appunto “cittadini sostenibili” spesso avviene per piccoli gruppi di persone, le più sensibili, mentre procede molto a rilento e poco efficacemente sulle grandi masse. Però bisogna lavorare su entrambi i binari: è importante creare piccoli cambiamenti sul territorio, dove si impiega meno tempo e dove la qualità dei comportamenti può migliorare con grande efficacia; è altresì importante non perdere d’occhio il livello nazionale (e globale), sfruttando tutti i canali possibili e aggregando le diverse forze associative su battaglie molto concrete e mirate, al fine di suscitare grossi cambiamenti a ricaduta dall’alto (il vuoto a rendere è un esempio). La chiave è essere attivi, concentrare le energie (spesso poche e preziose, per noi che siamo volontari) su attività a basso impegno ed alta resa, smettendo di perdersi in iniziative simboliche e autoreferenziali.

Un esperimento a livello locale è stata la creazione, da parte di alcuni nostri volontari, del gruppo “Liguria Verde: spazio di confronti per cittadini o associazioni”. Stanchi di vedere realtà locali che faticano a comunicare tra loro, abbiamo provato a dar vita a un contenitore dove associazioni o cittadini possano facilmente condividere informazioni, eventi, strumenti e buone pratiche, aggregando forze e persone. La strada è ancora in salita e questo esperimento non è certo una soluzione definitiva, ma abbiamo voluto dare il nostro piccolo contributo all’importanza di aggregare idee e “fare rete”.

 

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