Come Arrivare alla Società della Conoscenza?

Tocca a Noi

Un pessimista vede delle difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede delle opportunità in ogni difficoltà.

Sono parole di Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale e personaggio politico passato alla storia – per tante azioni positive e altre meno.

Pronunciata al giorno d’oggi, la frase risulta quanto mai attuale e in linea con i tempi che corrono. La verità è che il passaggio alla società della conoscenza è, appunto, un passaggio, una fase di cambiamento, e in quanto tale comporta sofferenze e difficoltà.

Peter Drucker, grande studioso di management e autore di Post-capitalist Society, una delle pietre miliari sulle quali si fonda questo blog, lo spiega chiaramente nel capitolo introduttivo del suo libro: “Niente di ‘post’ è permanente o vive a lungo. Il nostro è un periodo di transizione. L’aspetto della società futura, per non parlare del fatto che davvero diventi la ‘società della conoscenza’ che alcuni di noi sperano diventi, dipende dal modo in cui i paesi sviluppati – i loro leader intellettuali, i loro leader in ambito economico, i loro leader politici, ma soprattutto ciascuno di noi, nel nostro lavoro e nella nostra vita – risponderanno alle sfide di questo periodo di transizione, il periodo post-capitalista. Tuttavia, questo è sicuramente il momento di costruire il futuro – proprio perché tutto è in flusso. This is a time for action.”

NB: La traduzione è mia, ma il volume è disponibile anche in italiano. Ho lasciato l’ultima frase in inglese in quanto assolutamente efficace e allo stesso tempo chiara anche per chi non conosce bene l’inglese.

Una Doppia Sfida

Spetta quindi a ciascuno di noi agire per creare il futuro partendo dalla nostra vita quotidiana e con il nostro lavoro, anche perché, come afferma l’autore di La Società della Conoscenza, Marc Luyckx Ghisi: “La maggior parte dei lavori della società post-capitalista deve ancora essere inventata.” Parole che funzionano da illusorio placebo per i tanti scontenti di occupazioni alienanti  o che invece trovano un riscontro tangibile nella storia dell’uomo? Pensate ai pionieri della rivoluzione industriale: in quanti, nell’aprire le prime fabbriche, avrebbero pensato che un giorno sarebbero esistito un mestiere come il tornitore? E in quanti, millenni fa, tra i primissimi agricoltori della storia dell’umanità, avrebbero pensato che un giorno sarebbero esistiti degli artigiani per costruire utensili agricoli?

Come Arrivare alla Società della Conoscenza? Dostoevskji l'Aveva Capito

Come Arrivare alla Società della Conoscenza? Dostoevskji l’Aveva Capito

La sfida che si pone davanti a noi da qui ai prossimi decenni è quindi quella di usare le nostre capacità e i nostri talenti per creare qualcosa di nuovo e mirare a un mondo che permetta a ciascuno di trovare quello che l’educatore britannico Ken Robinson chiama L’Elemento, ovvero la fusone di passioni e talento. Si tratta, in realtà, di una doppia sfida, perché a differenza dell’età agricola e dell’età industriale capitalista la Società della Conoscenza si colloca in un periodo nel quale l’umanità ha creato, con la bomba atomica e lo spolpamento delle risorse planetarie, le condizioni per un suicidio collettivo: non basta, quindi, soltanto inventare nuovi lavori e capire quale ruolo avere nel mondo, ma occorre un ulteriore salto in avanti. E’ infatti anche necessario chiederci se il nostro contributo porti un effettivo valore nella nostra società.

Non è facile mettere in discussione il sistema basato su Conquista, Comando e Controllo nel quale siamo immersi fino al midollo: sforzarsi di compiere azioni che non rechino soltanto un beneficio personale, ma anche uno collettivo, va in controtendenza rispetto al modello di Fuck and Kill – non necessariamente in quest’ordine – spesso propagandato da cinema e televisione.

Tuttavia, è confortante sapere che in diversi paesi un numero considerevole e in costante aumento di persone comuni delle quali i media non parlano, i Creativi Culturali, hanno iniziato a chiedersi come rendere un posto migliore partendo dalla propria quotidianità, aprendo la propria vita e interessandosi al benessere del proprio quartiere e dei propri vicini e sforzandosi di contrastare le proprie umane tendenze individualistiche. L’aveva intuito lucidamente Fedor Dostoevskij: “Il campo di battaglia è il cuore dell’uomo” ed è da lì che occorre partire per concretizzare quanto prospettato da Drucker.

 

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