L’Età Assiale: Un Momento Cruciale nella Storia dell’Umanità

Quali sono le origini del termine religione? E quali furono le condizioni per cui, quasi contemporaneamente, in terre molto distanti tra loro  emersero pensatori che incisero in maniera così profonda nella storia dell’umanità? Ne ho discusso con Francesco Villano, laureatosi all’Istituto Universitario Orientale di Napoli,  esperto di storia delle religioni, di religioni comparate e di politica dell’Asia e dell’Africa musulmana. Si occupa da più di trent’anni di dialogo interreligioso ed interculturale.

DSCN6243Che cosa si intende con età assiale? Come mai quel periodo ha avuto un ruolo così significativo nella storia?

L’epoca tra il VI e V secolo a.C. è stata al centro di uno dei periodi più significativi della storia umana. E’ stata definita dal filosofo Karl Jaspers come fase assiale, poiché ha segnato il punto centrale di quel rinnovamento spirituale dell’intera ecumene (Grecia, Magna Grecia, Israele-Palestina,Iran, India e Cina) che si è svolto tra l’VIII e il II sec. A.C. Per Jaspers è lì che si trova la più netta linea di demarcazione della vicenda umana; è lì che sorse l’uomo così come lo conosciamo.

Questa fase è stata caratterizzata dalla presa di coscienza, da parte dell’uomo, dell’essere nella sua interezza, di se stesso e dei suoi limiti. Egli viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza e di conseguenza si pone domande radicali. Vive un vero e proprio disincanto: le antiche credenze, gli antichi riti, le cristallizzate concezioni religiose che fino a quel momento e per secoli avevano rappresentato la risposta ai problemi del vivere vennero messe in discussione. Si ritenne che non dessero più soddisfacenti risposte al mutato panorama esistenziale, che in questa fase fu caratterizzato da un disperato pessimismo, poiché l’individuo, da un lato si trovò privato delle certezze del passato, e dall’altro non aveva ancora sviluppato gli strumenti culturali necessari a rapportarsi alla nuova weltanschaung. Visse, in altre parole, una profonda anomia. Per far fronte a questa situazione nacquero innovative modalità, sia nell’ambito dell’ortodossia che al di fuori di essa, per rapportarsi all’esperienza del vivere, che riconsiderarono e riformularono gli antichi valori della tradizione. Questa fase fu caratterizzata, a livello globale, dalla scoperta dell’individuo, dal passaggio dal mito al logos, dal dogma alla filosofia come riflessione critica e dalla superstizione politeistica alle religioni universali tendenzialmente monoteistiche. Durante questa fase vissero, tra l’altro, Parmenide Eraclito e Platone tra Magna Grecia e Grecia, Zarathustra in Persia, Confucio e Lao Tse in Cina, Buddha e Mahavira in India, mentre il pensiero hinduista conobbe la geniale e innovativa filosofia delle upanishad e quello ebraico l’età dei profeti: Elia, Isaia, Geremia, fino al Deutero-Isaia. Nella gerarchia dei valori si affermò il concetto che anche il sovrano dovesse subordinare il proprio agire a dei principi etici condivisi (il corpo sacerdotale ne era il garante), e non ritenersi svincolato da essi in una sorta di onnipotenza decisionale. In effetti l’ordinamento della società non è più considerato tutt’uno con quello soprannaturale; si crea una tensione, una separazione, tra ordine mondano e ordine trascendente, tra dimensione morale-metafisica superiore e realtà umana, con relative ripercussioni sociali e politiche. A questo punto ci sono due domande che emergono con forza: quali le cause remote di questa rivoluzione?; e cosa ne ha determinato il quasi perfetto sincronismo in tutta l’ecumene, considerando anche le enormi distanze tra alcune zone della stessa (Grecia e Cina per esempio), e i mezzi di comunicazione del tempo? Per il primo quesito c’è da sottolineare, tra l’altro, l’incontro-scontro tra due weltanschaung: da un lato quella dei popoli delle steppe, nomadi e con una concezione sia dell’ordine mondano che ultramondano a base patriarcale; e dall’altro quella dei popoli sedentari, a base matriarcale per entrambi gli ambiti. Ed ancora, nel proliferare di tanti piccoli stati e città, una lotta di tutti contro tutti, che cionondimeno consentiva innanzitutto una prosperità stupefacente, uno sviluppo di forza e ricchezza che portò all’affermarsi di una nuova civiltà urbana caratterizzata da attività mercantili e commerciali, oltre che da un pluralismo politico sostanziato da libere e vivaci pubbliche discussioni. La risposta alla seconda domanda è da ricercarsi nel fatto che durante il primo millennio vi era stata una progressiva dilatazione e crescente interconnessione dell’ecumene civilizzata euro-asiatica; per cui si erano intensificati i contatti e gli scambi, le occasioni di incontro e di scontro, lo spostamento di merci e manufatti, ma anche di notizie, idee, immagini, credenze e simboli.

Quali sono le origini della parola “religione”?

Il grande storico delle religioni, Mircea Eliade, era solito dire che purtroppo non abbiamo un termine più preciso di “religione” per esprimere l’esperienza del sacro. In realtà ciò non è  cosa da poco e può causare degli equivoci. Infatti, se partissimo dall’etimologia del latino religio, per dedurne la natura e i caratteri del fenomeno che il termine comunemente indica, c’è il rischio di travisare il fenomeno stesso,o perlomeno di restringerne l’ampiezza e la portata. Che sia o no esatta l’etimologia proposta da Cicerone (106-43 a.C.) che, facendo derivare religio da relegere (ripercorrere, rileggere, riconsiderare con cura), vede la vita religiosa come riflessione su una cosa importante, oltreché timore e raccoglimento e scrupoloso adempimento di doveri verso potenze superiori, è certo che il termine “religione” si riferisce perfettamente soltanto all’esperienza degli antichi romani: questi erano “religiosissimi”nella loro diligente raccolta e selezione di ciò che si conveniva tributare alle divinità; ma non erano religiosi, se per religione si intende il trasporto mistico, l’elevazione della mente e dell’anima in Dio; cioè la possibilità di fare una diretta esperienza del divino. I romani si ponevano di fronte alla divinità come un contraente di fronte all’altro. La mancata osservanza dei doveri religiosi suscitava l’ira degli déi. Un vero e proprio contratto legava il Senato e il popolo romano agli dei della res publica.

Come si spiega allora il fatto che anche il messaggio evangelico sia stato qualificato con il termine religioso, derivante semanticamente da religio, ben sapendo che ciò su cui si fonda è completamente diverso dalle concezioni religiose dei romani?

La vicenda, che farà la fortuna di questo termine, è alquanto articolata ed inizia con Lattanzio (250-327 d.C.), scrittore cristiano,il primo ad attribuire il nome di religione al cristianesimo. Per lui il termine religio non derivava dal relegere ciceroniano, bensì da religare (legare, vincolare), con cui si intende quel legame che unisce l’uomo a Dio, come il figlio al Padre. In seguito Sant’Agostino (354-430 d.C.) prima optò per il termine religere (scegliere di nuovo), e poi aderendo al religare di Lattanzio, spiegò che vera religione è quella per cui l’anima si lega nuovamente a Dio, dal quale si era come distaccata col peccato. Quindi, perfettamente legittimato, il termine religione entrò in quasi tutte le lingue europee, contemporaneamente al diffondersi del cristianesimo. Quindi anche se il termine “religione” è proprio di una determinata civiltà, quella romana, e se è legato ad una visione contrattualistica dei rapporti tra l’uomo e la divinità (do ut des), una volta accettato dal cristianesimo nell’accezione sopraddetta e passata poi dal latino in tutte le lingue occidentali è andata ad indicare, indiscriminatamente, esperienze lontane da quella latina e poi cristiana oltreché diverse tra loro, tali quali sono, per esempio, quelle proprie dello hinduismo, del buddhismo, dell’islam, del confucianesimo e così via.

Cosa indica, allora, il termine religione?

La risposta universalmente accettata rimanda ad una esperienza del sacro, cioè di una realtà, variamente intesa, di ordine superiore e divina, soprannaturale, alla quale ci si rapporta con modalità differenti, a seconda del tipo di approccio teologico, culturale e sociale.

 

Approfondimenti

Per approfondire un tema così vasto come l’età assiale, si consigliano:

K. Jaspers, Origine e senso della Storia, Mimesis Editore;

V.B. Brocchieri, Storie Globali (Persone, merci, idee in movimento), EncycloMedia Publishers.

Il primo è il testo fondante della definizione di “Età Assiale”; mentre il secondo è un delizioso testo che, tenendo conto di tutta la ricerca storica e storiografica di questi ultimi decenni, offre al lettore una visione articolata e profonda della Storia di lunga durata.

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