Verso un pensiero multidisciplinare per salvare il mondo. Intervista a Hazel Henderson

This is a time for action,” scrive Peter Drucker in Knowledge Society. E “attiva” sembra davvero l’aggettivo migliore per definire la vita di Hazel Henderson, nata in Gran Bretagna e divenuta in seguito anche cittadina americana, la quale, dopo aver messo in piedi il movimento civico Citizens for Clean Air per combattere l’inquinamento dell’aria a New York, è poi diventata futurologa, consulente per lo sviluppo sostenibile e autrice di testi economici.

Nella seguente intervista, ho parlato con lei del ruolo dell’istruzione, della sostenibilità e del significato della crescita qualitativa.

 

Hazel Henderson

Hazel Henderson

Può riassumere il suo background e la sua esperienza di attivista, scrittrice e consulente?

Sono autodidatta. Dopo aver frequentato un’ottima scuola nel Regno Unito che mi aveva dato solide basi di lettura, scrittura e lingua inglese, siccome la società stava cambiando rapidamente, mi sembrava che molto di ciò che volevo imparare non fosse ancora insegnato all’università e così decidere di non intraprendere gli studi universitari si rivelò per me un grosso vantaggio.

La mia esperienza di attivista ha avuto inizio nel 1964, mentre vivevo a New York, quando come casalinga e madre preoccupata per la salute della figlia ho fondato Citizens for Clean Air.

Avendo da poco ricevuto la cittadinanza statunitense, è stato meraviglioso imparare così tanto dalle attività connesse all’organizzazione di un gruppo di attivisti, il che mi ha condotto ad approfondire in modo significativo le informazioni sull’inquinamento e sulle sue origini, sulle aziende e tutto il resto.

Con il passare del tempo il nostro movimento grassroots ebbe una grande crescita fino a comprendere 40.000 membri, con responsabili di quartiere in tutti i borough - unità amministrativa, ndr – di New York. Stabilimmo molti contatti, andando per esempio ogni anno ai meeting della General Motors per cercare di eleggere dei privati cittadini nel Consiglio d’amministrazione.

Riuscii anche a farmi ricevere dal sindaco di New York. Tuttavia, quando gli presentai la situazione relativa all’inquinamento, sminuì dicendo che non si trattava di smog, bensì di foschia che si alzava dal mare.

A quel punto invitammo il Senatore Robert Kennedy, appena eletto nel nostro collegio, per un giro in elicottero attorno alla città, affinché potesse capire con i suoi occhi la gravità del problema, generato dalle ciminiere, dalle centrali elettriche e dalle industrie.

Al termine della mia esperienza con Citizens for Clean Air, scrissi un articolo di 10.000 parole che inviai ad Harvard Business Review. Dopo un paio di settimane mi venne invita una lettera con la quale mi si chiedeva se fossi davvero stata io ad aver scritto quell’articolo, dato che di norma chi pubblica un articolo su Harvard Business Review ha come minimo un Dottorato!

Con mia grande sorpresa, l’articolo venne pubblicato con il titolo Should Business Tackle Society’s Problems?, catapultandomi sulla scena globale.

Di conseguenza, iniziai a insegnare corsi di Business Ethics – etica aziendale – e, rendendomi conto di quanto vasta fosse la materia, raccolsi tutto in un libro, Creating Alternative Futures.

E’ proprio vero che le cose che fai segnano il tracciato della tua vita.

 

Lei ha lottato contro l’idea che il PIL sia l’indicatore del benessere e della prosperità di un Paese. Potrebbe per favore spiegare le ragioni per le quali non dovremmo invece usarlo come unico elemento per valutare lo standard di vita di una nazione?

Quando il sindaco di New York ci rispose che non c’era inquinamento, capimmo che il PIL continuava a mettere insieme le voci cattive con quelle buone e quindi correggere il PIL e assicurarci che l’inquinamento e tutti gli altri aspetti negativi venissero sottratti da quelli buoni, in modo da avere un dato netto più realistico, divenne uno dei nostri scopi principali. Il Senatore Robert Kennedy ci diede una grossa mano quando tenne un discorso magnifico alla University of Kansas nel 1968 su tutti i difetti del PIL.

In un certo senso, per me divenne una crociata, per cui iniziai a parlare a diverse organizzazioni della società civile, partecipando poi come giornalista nel 1972 a Stoccolma al primo Summit della Terra e parlando dell’argomento, ma nessuno mi ascoltava.

Tuttavia, dopo l’enorme impatto del Summit della Terra del 1992 a Rio de Janeiro, nel 2007 contribuii all’organizzazione di una conferenza davanti a un Parlamento Europeo gremito chiamata Beyond GDP (Oltre il PIL). Finalmente, l’argomento era sull’agenda politica.

Penso che i Sustainable Development Goals approvati nel 2015 a New York l’estate scorsa abbiano finalmente reso il PIL obsoleto.

 

Robert Kennedy ringrazia Hazel Henderson per il lavoro di Citizens for Clean Air

Robert Kennedy ringrazia Hazel Henderson per il lavoro di Citizens for Clean Air

Alcuni potrebbero pensare che il PIL o altri dati statistici non abbiano un impatto sulla nostra vita di tutti i giorni. Tuttavia, i numeri possono dare una percezione sbagliata della realtà, portando le persone e nazioni intere a soffrire. Invece, se interpretati correttamente, i dati possono contribuire a far crescere la prosperità di un Paese. Qual è la sua esperienza al riguardo?

Nel 2003 diedi una mano a organizzare la prima conferenza internazionale sui nuovi indicatori di sostenibilità e qualità della vita – New Indicators of Sustainability and Quality of Life – a Curitiba, in Brasile, perché avevamo una serie di dati come il gap in tema di povertà e di salute e le statistiche ambientali ed era necessario che avessero lo stesso peso delle statistiche economiche. Questo cambiò le politiche in Brasile e vi spiego il perché – come già feci nel mio articolo Statisticians of the World Unite – Statistici del mondo unitevi - Inter Service Press, 2003.

In quel periodo, era opinione di tutti che il Brasile avesse un rapporto debito-PIL spaventoso, ma il Paese stava investendo in infrastrutture e sanità e tutti quei soldi investiti nel miglioramento del Paese erano valutati come debiti, mentre si trattava di asset di grande valore.

Così, il Ministro delle Finanze di Lula andò a parlare con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) con il nostro report e chiese il perché della sovrastima del debito del Brasile, che non teneva conto degli asset che venivano generati.

Fu allora che l’FMI cambiò la propria opinione sull’economia brasiliana e tagliò della metà il debito del Brasile con un solo colpo di penna. Questa è la dimostrazione di quanto potenti possano essere le buone statistiche.
Sentiamo spesso parlare di “crescita” dai mass media e dai leader politici, specialmente dopo la crisi del 2008. Di quale tipo di “crescita” parlano? E verso quale “crescita” dovremmo invece indirizzarci?

Ormai, il tema della “crescita” è spesso presente nell’agenda politica. Il fisico Fritjof Capra e io abbiamo scritto un articolo insieme, chiamato Crescita Qualitativa – scaricabile gratuitamente online da www.ethicalmarkets.compresentandolo alla House of Lords britannica e al Parlamento Europeo. Ai politici è piaciuto, perché pensavano che “Nessuna crescita” fosse uno slogan che gli avrebbe fatto perdere dei voti.

Ho cercato di spiegare che occorre sapere che cosa cresce, che cosa muore e che cosa deve essere mantenuto. Se parliamo dell’economia verde, ricca di conoscenza e pulita, allora ovviamente vogliamo crescere qualitativamente in questo nuovo modo.

Per queste ragioni, vogliamo continuare a spingere verso indicatori della qualità della vita, come quelli creati nel 2000 con il gruppo Calvert di fondi comuni di investimento (disponibili su www.ethicalmarketsqualityoflife.com ).

 

Pensa che il ruolo della finanza sia cresciuto oltre le misure auspicabili nella società attuale?

La politica e le aziende sono diventate marionette nelle mani della finanza, che non si sta più dedicando alla propria funzione di servire le aziende.

A tale riguardo, siamo stati parte attiva in un’indagine delle Nazioni Unite condotta negli ultimi 2 anni pensando a un sistema finanziario per la sostenibilità che producesse un rapporto, The Financial System We Need, pubblicato come documento ufficiale dell’ONU. Per affrontare questo problema, la nostra società ha pubblicato un rapporto per l’ONU relativo a un seminario che abbiamo tenuto sulla riforma dei mercati elettronici e del trading, in quanto questo trading ad alta frequenza sta rovinando Wall Street.

Vogliamo inoltre rieducare i manager che stanno ancora stanziando risorse e capitali in modo errato a causa del loro modello obsoleto; l’unico modo in cui è possibile insegnar loro la finanza è quello di trasformare questi principi in un prodotto acquistabile e installabile sugli schermi Bloomberg a fronte del pagamento di un sacco di soldi: questo è l’unico modo per farci ascoltare da loro.

Dobbiamo registrare tutte le nostre proprietà intellettuali perché al momento viviamo ancora in questo tipo di mondo.

 

Qual è il ruolo dei media nel passaggio da una società industriale a un’epoca più sostenibile, da lei spesso definita Solar Age (Età del Sole)?

Viviamo in una mediocrazia. Il solo giro d’affari della pubblicità ammonta a $500 miliardi all’anno e filtra le informazioni in maniera molto negativa.

Ho fondato Ethical Markets Media 10 anni fa perché sapevo che i media principali non sarebbero stati in grado di raccontare la Solar Age e l’emergere di tutte queste aziende che lavorano nel solare in quanto gran parte dei loro spazi pubblicitari proviene da aziende di combustibili fossili o di energia nucleare.

Il Protocollo di Kyoto, che stabiliva che saremmo dovuti andare verso economie a basso consumo di carbonio, veniva ignorato. Quindi, creando uno strumento come il Green Transtion Scoreboard – una tabella che misura l’andamento della transizione verso un’economia verde – decidemmo di smascherare i burocrati e di sfidare coloro che non credono ai cambiamenti climatici.

Ho inoltre creato l’EthicMark® Award per pubblicità che eleva lo spirito umano nella società (EthicMark® Award for Advertising that Uplifts Human Spirit and Society), attraverso il quale abbiamo appena consegnato i nostri premi per il decimo anniversario a due stupende campagne, una di una società che opera in Cambogia e una di una società pakistana.

 

Di recente la sua attenzione si è spostata verso la produzone delle gemme macchiate di sangue. Può raccontarci di che cosa si tratta?

L’estrazione globale di diamanti e gemme causa inquinamento e sofferenza terribili per i minatori – oltre 100 lavoratori sono morti nelle miniere sudafricane l’anno scorso.

Oggi le gemme preziose possono essere prodotte in laboratorio e risultare in tutto e per tutto identiche ai diamanti o ai rubini estratti in miniera: nemmeno i gemmologi sono in grado di distinguere quelli autentici da quelle riprodotti.

Per affrontare questo problema abbiamo creato una nuova certificazione, la quale certifica soltanto le gemme che non vengono estratte dalla terra e che hanno un costo inferiore, pur essendo altrettanto belle. Questo, per noi, è un modo di comunicare con i consumatori, sensibilizzarli e affrontare il problema della stupidità delle estrazioni.

Per saperne di più, potete visitare il sito ethicmarkgems.com e impegnarvi a non comprare mai più una gemma estratta dalla Madre Terra.

Ovviamente, ci stiamo mettendo contro al cartello dei produttori di diamanti, che prima o poi risponderanno… E quindi? – ride, ndr – E’ divertente!

 

Parliamo delle sue prossime pubblicazioni.

Ho svolto il ruolo di consulente per le politiche in ambito scientifico alla National Science Foundation. Alcuni rapporti che compilammo relativamente all’efficienza energetica nelle case nei primi anni Ottanta e sulla sostituzione dei motori a combustione interna furono rivoluzionari.

I Repubblicani al Congresso chiusero quest’ufficio: nella nostra biblioteca di Ethical Markets, tuttavia, abbiamo conservato questi eccellenti studi che furono soppressi e ignorati. In seguito, la University of Florida Press, alla quale li ho proposti, li ha trovati molto interessanti, per cui stiamo ripubblicando i migliori tra questi studi e il primo riguarderà una tecnologia per lo sviluppo a livello locale – potrebbe essere stato scritto ieri! Lo studio parla di energia solare per la comunità, generatori di vento per la comunità e tutto ciò che sta succedendo ai nostri giorni. Sarà pubblicato l’anno prossimo, con una mia prefazione che spiegherà quanto sia stato terribile, da parte dei soliti Repubblicani, sopprimere questi rapporti scientifici.

Inoltre, è possibile scaricare gratuitamente il mio ultimo e-book pubblicato a Londra con il titolo Mapping the Global Transition to the Solar Age. Questo libro racchiude le mie considerazioni su come distruggere un’economia malsana. Il sottotitolo è: Beyond Economism, Towards Earth System Science – “Oltre l’economismo, verso una scienza sistemica della Terra” – e la prefazione è scritta dal chief scientist della NASA, quindi ho trovato un alleato molto preparato.

Dobbiamo andare verso un pensiero multidisciplinare sistemico. So che è rivoluzionario, ma ne abbiamo bisogno se vogliamo salvare la Terra.

 

Il cambiamento inizia dall’istruzione. E’ opinione diffusa che il modo in cui l’istruzione è strutturata in diversi paesi del mondo non sia in linea con il cambiamento verso la società della conoscenza. Come pensa che l’istruzione dovrebbe essere riformata?

Sfortunatamente, l’intero business di conferire lauree è da molti punti di vista obsoleto, in quanto la società è cambiata così rapidamente che apparentemente oltre il 60% dei laureati affermano di aver trovato lavori che non hanno nulla a che fare con il titolo di laurea che hanno acquisito.

Per questa ragione sono a favore di un’istruzione autodidatta: penso che sia la cosa migliore.

Ovviamente, è necessario avere buone capacità di scrittura e di lettura e molta esperienza nella società, per esempio nell’organizzazione di un gruppo.

Al momento, in questo paese il livello di istruzione è molto basso, come dimostrato dal fatto che il 45% degli americani non crede alla teoria dell’evoluzione. Va da sé, quindi, che le stesse persone non credano alla scienze climatiche.

L’istruzione è vitale. E’ per questo che ho creato un Massive Open Online Course (MOOC), che educa a diventare cittadini globali. Si chiama Ethical Markets Exploratorium (www.ethicalmarketsexploratorium.com).

 

E’ possibile combinare studio e azione? Potrebbe spiegare che cosa intende con l’espressione “idealismo pratico” che ha menzionato in diversi suoi libri?

Teoria e pratica sono sempre intrecciate. Lo psicologo Kurt Lewin parlava di “ricerca-azione”, ovvero non esiste ricerca senza verifica pratica e azione.

Nel mio caso, ho sempre letto tantissimo – possiedo oltre settemila libri con i miei appunti personali nella nostra biblioteca – ma, senza avere una verifica pratica data dall’esperienza, ciò non significherebbe nulla.

 

In conclusione, quale messaggio vuole lasciare per le giovani generazioni?

Migliaia di persone frequentano il nostro MOOC, che è gratuito. Io le incoraggio semplicemente a seguire le proprie passioni e i propri interessi e ad apprendere alla velocità che ritengono più appropriata. Le persone che si conoscono sanno che cosa vogliono fare. Questo è il motivo per cui, nella vita di una persona, è così importante avere molto tempo per la contemplazione interiore.

Non bisogna mai mettere da parte i propri scopi e le proprie motivazioni più profonde.

 

Link utili:

 

ethicalbiomimicryfinance.com

greentransitionscoreboard.com

hazelhenderson.com

ethicamarketsexploratorium.com

ethicmark.org

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