Come Creare Unità Verso uno Scopo Comune? Intervista a Oscar Olivera

El pueblo unido jamàs serà vencido. Il titolo di una canzone del leggendario gruppo musicale sudamericano degli Inti-Illimani si è affermato da lungo tempo come slogan di diversi movimenti contro le ingiustizie e l’oppressione.

Ma come trasformare un semplice slogan, per quanto bello, in realtà? Come creare unità tra un numero elevato di persone con origini, storie di vita e problemi molto diversi tra loro e puntare insieme verso un obiettivo comune?

Ho discusso delle possibili risposte a tali domande con l’attivista e sindacalista boliviano Oscar Olivera, vincitore del prestigioso premio internazionale per l’ambiente Goldman Environmental Prize nel 2001.

Nel 2001 a Olivera E' Stato Riconosciuto il Prestigioso Goldman Prize per l'Ambiente

Nel 2001 a Olivera E’ Stato Riconosciuto il Prestigioso Goldman Prize per l’Ambiente

Olivera fu uno dei leader delle proteste popolari di Cochabamba, terza città della Bolivia, passate alla storia come Guerra del Agua (“Guerra dell’Acqua”), iniziate alla fine del 1999 e culminate nell’aprile 2000 in risposta alla privatizzazione della fornitura d’acqua nella città e nelle zone limitrofe.

A seguito della privatizzazione dell’acqua imposta dal governo di allora in combutta con un consorzio di multinazionali chiamato Aguas del Tunari e dietro alle pressioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, la popolazione cochabambina si mobilitò per dire no a una decisione devastante sia a causa del sensibile aumento delle bollette sia per l’impatto negativo sui costi per i produttori agricoli locali e per i lavoratori in città.

Ma le ragioni delle proteste erano ancora più profonde. Per usare le parole di Olivera:

L’Acqua è il sangue della Madre Terra, della quale l’Acqua è un essere vivente e un regalo generoso di Pachamama (una divinità adorata dalle popolazioni indigene andine, ndr) per tutti gli esseri viventi, come la terra, le montagne, le piante e gli animali.” (tratto da Palabras para tejernos, resistir y transformar en la época que estamos viviendo, pag. 23, traduzione mia).

Per opporsi a tale sopruso, si unirono diverse forze: da un comitato cittadino composto da tecnici e accademici, ai coltivatori diretti delle aree attorno alla città, al mondo del lavoro.

Era proprio in quest’ultimo ambito che Oscar Olivera agiva già da tempo, mettendo insieme diverse importanti figure professionali cittadine. Alle assemblee del lavoro sedevano vicini gli uni agli altri piccoli bottegai, operai, impiegati e prostitute. Tale capacità di coinvolgere le persone sarebbe stata la chiave del successo della Guerra del Agua.

Oscar Olivera, Attivista e Sindacalista Boliviano

A Colloquio con Oscar Olivera, Attivista e Sindacalista Boliviano

Intervista a Oscar Olivera

Nonostante la violenza esercitata dalle forze dell’ordine, che causarono diversi feriti e la morte di un giovane, e nonostante le differenze di status sociale, lavorativo ed economico siete riusciti a unire un numero impressionante di persone: il 10 aprile 2000 nella Plaza Principal cittadina manifestarono 500.000 persone. Spesso, invece, all’interno di un singolo condominio è già un’impresa mettere d’accordo tre famiglie. Vorrei che ci spiegasse come si può creare una salda unità anche all’interno di un movimento così ampio ed eterogeneo.

E’ un risultato davvero difficile da raggiungere. E’ bene chiarire da subito che non esistono formule fisse o regole prestabilite. Ogni situazione è diversa e quello che funziona a Cochabamba magari non si adatta al contesto di La Paz, per non parlare degli Stati Uniti o dell’Italia.

Quindi, bisogna conoscere bene l’ambiente nel quale si agisce e far ricorso alla propria creatività e al proprio spirito innovativo. Per esempio, per coinvolgere le persone talvolta usavamo la musica, altre il gioco. Una sera organizzammo una finta pesca, nella quale le persone si divertivano a pescare la figura del politico o del potente di turno ritenuto più corrotto. Un giorno, invece, esposi una bandiera boliviana fuori dalla finestra e la gente mi chiese il perché. Risposi che l’avevamo messa perché stavamo conducendo una battaglia giusta, da veri patrioti che agivano per il bene delle persone e per il giusto principio secondo il quale l’acqua non appartiene a nessuno e non è un qualcosa che si possa privatizzare. Fu così che i miei vicini compresero e nel giro di poco tempo tutta la strada si colorò di bandiere boliviane.

 

Si tratta quindi di trovare la strategia migliore caso per caso.

Esattamente. E’ importante includere tutti, così come avevamo coinvolto tutti i diversi rappresentanti del mondo professionale nelle nostre assemblee del lavoro. I grandi dirigenti sindacali, però, si ostinavano a non capire o a voler continuare a impartire ordini dall’alto. Il punto è che agendo in questo modo la gente non ti segue. Non contano i discorsi altisonanti, ma soltanto la capacità e la pazienza necessarie a creare fiducia. Niente è più efficace, per creare unità, che parlare de corazòn a corazòn – da cuore a cuore – con ogni persona.

Bambini di una Scuola di Cochabamba Coinvolti in un Progetto di Recupero di una Discarica

Bambini di una Scuola di Cochabamba Coinvolti in un Progetto di Recupero di una Discarica

In questo modo tutti hanno l’opportunità di sentirsi responsabilizzati.

La partecipazione di tutti è una cosa davvero preziosa, mentre l’attuale governo in Bolivia fa di tutto per scoraggiarla e ciò è davvero triste, perché alcune delle persone che anni fa avevano lottato contro la prepotenza delle multinazionali ora hanno assunto lo stesso atteggiamento arrogante. Hanno fatto passare il messaggio deleterio che fosse sufficiente cambiare le persone dentro allo Stato per migliorare la vita del Paese, ma questo non è vero: le cose migliorano soltanto se tutti sono resi partecipi e artefici del cambiamento. Non sono mai stato tanto preoccupato per la situazione della Bolivia quanto lo sono adesso.

 

Non far emergere i talenti delle persone è davvero un grande peccato. La popolazione di Cochabamba riuscì nell’impresa di cacciare il consorzio di multinazionali Aguas del Tunari grazie alla molteplicità di competenze che concorsero al raggiungimento della vittoria.

E’ molto importante che ognuno contribuisca al conseguimento di uno scopo portando il proprio bagaglio di esperienze. E’ proprio di questo che l’informazione dovrebbe occuparsi: raccontare storie di valore e favorire lo scambio di buone pratiche ed esperienze. In altre parole, restituire speranza alle persone, ispirandole. Purtroppo, i principali mezzi di informazione non svolgono il compito che dovrebbero in teoria avere.

 

A tale proposito, brilla l’esempio delle attività dell’organizzazione nella quale lei è impegnato, la Fundaciòn Abril. Il progetto sul Rìo Rocha, in un quartiere di Cochabamba, contribuisce da un lato a disinquinare il fiume e dall’altro a recuperare una discarica a cielo aperto, rendendo il terreno adatto alla coltivazione. Al progetto, oltre al sostegno di alcune ONG, collaborano anche dei bambini di una scuola vicina. Ho avuto modo di parlare con alcuni di loro e tutti hanno espresso il proprio genuino entusiasmo per questa attività.

Dobbiamo stimolare già nei bambini e nei giovani il desiderio di partecipare. A seconda del luogo e dei tempi, le sfide da affrontare sono diverse: a Cochabamba l’acqua e l’inquinamento del fiume, a cui noi vorremmo restituire l’antica purezza e limpidezza attraverso il nostro lavoro, sono per noi due problemi pressanti. Da altre parti si lotta invece per altri obiettivi quali la sanità pubblica o l’istruzione gratuita. In ogni caso, ogni movimento di persone necessita costantemente nuova linfa e nuove energie, altrimenti è destinato a perdersi.

Come dicevo, dobbiamo parlare di esperienze che siano fonte d’ispirazione nell’affrontare problemi comuni: l’orto dei bambini che hai citato, e al quale stiamo lavorando, ne è un luminoso esempio.

Da una Discarica a Cielo Aperto a un Orto

Da una Discarica a Cielo Aperto a un Orto

Il Murales Che Rappresenta il Progetto di Salvaguardia delle Acque del Fiume

Il Murales Che Rappresenta il Progetto di Salvaguardia delle Acque del Fiume

 

 

 

 

 

 

 

PS1 Grazie a Camila Olivera e Stefano Archidiacono per l’assistenza e agli insegnanti e agli studenti della scuola Jesús Terceros.
PS2 Un grazie speciale alla mia amica Laurita Garcia – per aver organizzato l’incontro con Oscar Olivera – e al mio amico Luca Marinari – per le fotografie – che mi hanno aiutato nel realizzare questa intervista. Il tutto, la mattina successiva al loro matrimonio! A loro, i miei migliori auguri e congratulazioni!

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