Mamme No Inceneritore: La Battaglia per l’Ambiente nella Piana Fiorentina

Il XXI secolo è e sarà il secolo delle donne, o ancora più precisamente, dei valori femminili: in sintesi, il trionfo della vita e delle relazioni armoniose.

Proprio in questa direzione si muove l’esempio di Mamme No Inceneritore, un movimento, come si legge sul sito dell’organizzazione:Nato spontaneamente da un gruppo di mamme preoccupate per la realizzazione di un inceneritore nella piana fiorentina e per gli effetti nocivi e irreversibili che tale impianto produrrebbe sulla salute umana e sull’ambiente.

L’inceneritore – “termovalorizzatore” è il nome abitualmente usato dai suoi sostenitori – in questione è quello di Case Passerini, nella piana di Firenze. Incaricata di costruire prima e gestire poi l’impianto è Q.tHermo, società partecipata al 60% di Quadrifoglio spa (l’azienda pubblica dei Comuni dell’area metropolitana di Firenze di gestione dei rifiuti urbani) e al 40% di Gruppo Hera,multiutility dell’Emilia Romagna.

Composto per la maggior parte da donne, come il nome suggerisce, Mamme No Inceneritore vede attivi tra le proprie fila anche diversi uomini, a riprova del fatto che alcuni valori, per quanto prevalentemente femminili, sono in realtà patrimonio di tutta l’umanità.

Di recente ho avuto il piacere di parlare di Mamme No Inceneritore, della sua storia e dei suoi scopi futuri con due attivisti del comitato, Deanna Biagiotti e con il suo compagno Davide Pagliai.

 

Quali sono stati i primi passi del vostro movimento e verso quale scopo vi siete uniti?

 Mamme No Inceneritore ha l’obiettivo di approfondire l’argomento della costruzione dell’inceneritore nella piana fiorentina.

Vogliamo sensibilizzare e informare la cittadinanza attraverso diverse iniziative per far conoscere possibili strade alternative a quella di bruciare i rifiuti.

Il progetto dell’inceneritore è, con varie modifiche, in piedi dal 2000: per alcuni anni attorno all’avanzamento dell’opera c’è stato silenzio, ma improvvisamente a fine 2014 abbiamo scoperto, grazie ai comitati costituiti contrari alla costruzione e a Medicina Democratica, che l’autorizzazione dell’impianto era in fase di rilascio  e che quindi era imminente l’inizio dei lavori.

A quel punto siamo entrati in azione. L’opinione pubblica era già stata mobilitata dai comitati storici nati all’inizio del progetto, ma è innegabile che le Mamme No Inceneritore hanno dato nuovo slancio e vigore… Noi lo diciamo sempre che il tema è grigio, per cui bisogna far apparire il colore!

Al primo nostro incontro si è presentata soltanto una decina di persone, ma da quel piccolo gruppo è partita un’onda crescente che ha coinvolto le famiglie della nostra scuola e altre persone nel nostro quartiere.

Mamme No Inceneritore

Mamme No Inceneritore

 

Da poche decine di persone siete arrivati a organizzare una manifestazione di oltre 20.000 unità lo scorso maggio nel centro di Firenze. Come siete riusciti a raggiungere una partecipazione così ampia?

 Tutti i canali di diffusione sono importanti, ma sono gli incontri con le persone a risultare determinanti.

Ci capita molto spesso, infatti, di organizzare eventi pubblici informativi, nei quali, partendo dalle carte della stessa Q.tHermo, abbiamo modo di spiegare le falle del sistema, come gli effetti della ricaduta al suolo di quanto viene incenerito.

In generale, per sensibilizzare le persone facciamo ricorso a tutta la nostra creatività, organizzando per esempio dei flash-mob oppure attraversando la strada molto lentamente – eufemismo – per richiamare l’attenzione.

Diversi artisti ci hanno sostenuti, tra i quali cantanti come Max Gazzé, Caparezza e Piero Pelù, fiorentino, con cui abbiamo ideato il concerto “Il Diablo e l’acqua santa” alle Piagge, la parrocchia di Don Alessandro Santoro.

Inizialmente, le persone che si attivavano erano mosse soltanto da una logica definibile come NIMBY – Not In My Back Yard. Si parte dall’opposizione a un’opera semplicemente perché non la si vuole nel proprio giardino di casa: è un fatto assolutamente normale.

Ciò che accade in parallelo, però, è che gradualmente ci si informa e si prende coscienza dei rischi e della possibilità, tramite le buone pratiche, di scongiurare la costruzione di opere dannose per l’ambiente.

 

In sostanza, partendo da un’opposizione alla costruzione dell’inceneritore sul vostro territorio siete arrivati a una conoscenza ben più profonda e articolata del problema dei rifiuti. Il vostro è un ottimo esempio di “think global, act local”, ovvero “pensare globalmente e agire localmente”.

 Esattamente. Nessuno di noi in principio era preparato, ma approfondendo il tema in quanto toccati personalmente, siamo diventati degli esperti.   Ci è capitato anche di confrontarci in contesti pubblici con i vertici di Quadrifoglio e di Hera e siamo stati  perfettamente in grado di sostenere con forza e cognizione le nostre tesi.

Studiare la tematica, come dicevamo, ci ha portati a diventare buoni conoscitori della materia imparando da alcuni dei massimi esperti di gestione dei rifiuti  a livello internazionale.

Seguendo l’esempio del Prof. Paul Connett e di Rossano Ercolini di Zero Waste, cerchiamo di far capire che bruciare un’accozzaglia di materiale indifferenziato – che oggi ammonta a ben il 50% del totale dei rifiuti, come ammesso da Q.tHermo stessa sulla propria home page, ndr – ha conseguenze devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone.

 

Nonostante le richieste d’ascolto che si levano da comunità locali come la vostra, la Città Metropolitana di Firenze e il governo nazionale continuano a sostenere la costruzione degli inceneritori. Il Sindaco metropolitano Dario Nardella ha più volte ribadito di voler andare avanti con il progetto, mentre l’articolo 35 dello Sblocca Italia dà nuovo impulso alla costruzione dei cosiddetti termovalorizzatori.

Il sindaco Nardella porta avanti la politica dell’allora presidente della Provincia nel 2009 Matteo Renzi, la politica dell’ “abbiamo deciso di decidere”, senza sforzarsi di capire se la decisione è buona o cattiva e quindi senza fare un passo indietro e valutare le possibili alternative (che esistono e,tra l’altro, costano meno).

Purtroppo anche la situazione nazionale vede al governo inceneritoristi come il ministro dell’ambiente Galletti. Ci sembra una deriva molto pericolosa; per questo stiamo sostenendo anche un ricorso al TAR del Lazio contro decreto attuativo dell’art.35 dello Sblocca Italia.

La gente però dimostra di schierarsi dalla parte delle buone pratiche e la politica dovrebbe tenerne conto.

E’ emblematica la vicenda delle elezioni di Sesto Fiorentino – comune noto anche con il soprannome di Sestograd per le vittorie schiaccianti del Partito Comunista prima e del PD poi.

Dopo anni di governo dello stesso schieramento, nelle ultime elezioni è risultato perdente il PD, unico sostenitore dell’inceneritore, e vincitore uno dei gruppi che in campagna elettorale aveva espresso contro l’inceneritore.

A tale proposito, ribadiamo comunque che il nostro è un movimento apartitico, il cui scopo è soltanto quello di aprire le menti delle persone riguardo ai temi dello smaltimento dei rifiuti e del suo impatto sulla salute delle persone.

 

L’elezione di un nuovo sindaco a Sesto aveva già ritardato i lavori, successivamente fermati dalla sentenza del TAR della Toscana. Potete darci un quadro della situazione attuale?

 A seguito del ricorso presentato da WWF, Italia Nostra, Forum ambientalista, al quale si sono unite anche altre sigle, il TAR della Toscana ha annullato l’atto emanato dalla Città metropolitana di Firenze per dare il via libera alla costruzione dell’impianto.

E’ stato contestato alla provincia di Firenze di non aver attivato la realizzazione di un parco della Piana previsto per mitigare gli effetti dell’inceneritore e di non aver considerato i rilievi urbanistici presentati dal Comune di Sesto.

La battaglia, però, non è ancora vinta. Q.tHermo ha presentato appello al Consiglio di Stato. Parallelamente, anche noi stiamo sostenendo, insieme alle altre sigle coinvolte,  appello in Consiglio di Stato relativamente alle parti del nostro ricorso che il TAR non aveva accolto.

 

Azioni legali di questo tipo richiedono notevoli risorse economiche. In quale modo riuscite ad auto-finanziarvi?

 Oltre alle solite cene e alla raccolta fondi tramite i nostri eventi o il nostro sito, utilizziamo il crowdfunding. Per esempio, ne abbiamo realizzato uno per monitorare la qualità dell’aria nella nostra zona. Abbiamo infatti scoperto che il modello di monitoraggio usato da ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Toscana) si basa su centraline dislocate su territori distanti dalla Piana.

Partendo da questo presupposto, abbiamo iniziato un monitoraggio autogestito, essendo stati finanziati da cittadini per oltre 15 mila euro per acquistare l’hardware necessario e per farci validare i dati.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già avuto modo di segnalare la Piana di Firenze come area a rischio e le cose peggiorerebbero se fossimo costretti a subire l’impatto devastante delle polveri sottili e degli altri inquinanti emessi dall’inceneritore.

Proprio a tale proposito, per sensibilizzare le persone è molto importante anche saper usare l’ironia e fare leva sul senso dell’umorismo. Per questo, in una delle nostre più recenti manifestazioni ci siamo presentati avendo in mano degli aspirapolvere per “togliere le polveri sottili dalla città”.

 

 

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