Un Mondo di Persone Sagge: La Società della Conoscenza

Si chiama società della conoscenza. Che cosa vuol dire? Che la società post-capitalista del 21mo secolo si baserà sulla pura accumulazione di informazioni e cifre?  Non è questo ciò che aveva in mente Peter Drucker, autore di Post-Capitalist Society, il quale chiariva così il concetto: “Nella società della conoscenza verso la quale ci sitamo dirigendo, al centro troviamo l’individuo. La conoscenza non è impersonale, come il denaro. La conoscenza non risiede in un libro, in una banca dati o in un software; essi contengono soltanto informazioni. La conoscenza si incarna in una persona; è portata avanti da una persona; è creata, fatta crescere o migliorata da una persona; è insegnata e tramessa da una persona; usata bene o male da una persona. Il passaggio alla società della conoscenza mette quindi al centro la persona” (traduzione mia).

Per chiarire meglio il divario tra conoscenza intesa come mero insieme di dati e di conoscenza intesa invece come mezzo per accedere a una saggezza che elevi la condizione umana, ricorrerò a due esempi tratti da grandi scrittori quali Charles Dickens e Bertrand Russell.

Il Preside del Romanzo di Hard Times di Charles Dickens

“Ora quello che voglio sono i Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto.”

Sono le parole di Mister Gradgrind, uno dei protagonisti del romanzo Tempi Difficili, scritto da Charles Dickens nel 1854. Gradgrind, preside di una scuola dell’immaginaria cittadina inglese di Coketown, è il simbolo di un’istruzione autoritaristica, basata sul trasferimento “dall’alto” di fatti dall’insegnante agli studenti. La concezione della scuola di Gradgrind si sposa con le esigenze della società capitalista e patriarcale del 19mo e di buona parte del 20mo secolo, bisognosa di schiere di uomini-robot da impiegare in fabbrica e obbedienti agli ordini dei superiori.

Per Gradgrind i ragazzi sono assimilabili a computer (anche se all’epoca non erano ancora stati inventati) in grado di immagazzinare passivamente conoscenza e di tutto ciò che non è puramente fattuale deve essere fatta tabula rasa.

Società della Conoscenza

Società della Conoscenza

 Il Messaggio ai Posteri di Bertrand Russell

In un’intervista televisiva registrata dalla BBC nel 1959, Bertrand Russell, matematico, filosofo, attivista politico e premio Nobel per la letteratura, espone il suo messaggio ai posteri:

“Vorrei dire due cose, una intellettuale e una morale. Il messaggio intellettuale che vorrei trasmettere è il seguente: quando studiate una qualsiasi materia, o considerate una qualsiasi filosofia, chiedetevi soltanto: Quali sono i fatti e qual è la verità che essi sostengono? Non lasciatevi mai sviare da ciò in cui volete credere o da ciò che voi ritenete che porterebbe benefici sociali se fosse creduto. Guardate solo e soltanto i fatti.

Il messaggio morale che vorrei trasmettere è molto semplice. L’amore è saggio, l’odio è stupido. In questo mondo che sta diventando sempre più interconnesso dobbiamo imparare a tollerarci. Dobbiamo imparare ad accettare che alcune persone dicono cose che non ci piacciono. Possiamo convivere soltanto così. Se dobbiamo vivere insieme e non morire insieme dobbiamo imparare un tipo di tolleranza che è assolutamente vitale per la continuazione della vita umana su questo pianeta.”

Russell sostiene l’importanza di basarsi sui fatti, è vero, ma a differenza di Gradgrind il suo intento è quello di elevare la coscienza critica di chi lo ascolta, non di schiacciarla o annullarla. Partire dall’analisi dei fatti per pensare in modo critico ed elaborare nuove soluzioni in maniera creativa sono alcune delle competenze trasversali21st century skills in inglese – così preziose al giorno d’oggi per entrare nel mondo del lavoro e soprattutto per essere buoni cittadini globali inseriti nella società della conoscenza del 21mo secolo.

Sia Bertrand Russell che Peter Drucker sono morti da diversi anni, ma non credo di fare un’affermazione azzardata se scrivo che si troverebbero concordi sul concetto di una conoscenza che, partendo dai fatti, sappia poi trasmformarsi in saggezza per indirizzarsi al bene e alla prosperità del genere umano.

 

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