La Società della Conoscenza: Intervista a Marc Luyckx Ghisi

Knowledge Society. Società della Conoscenza. E’ questo il titolo dell’illuminante libro scritto da Marc Luyckx Ghisi, autore e docente belga ex braccio destro di Jacques Delors alla Commissione Europea ed ex-membro della Cellule de Prospective della Commissione, un team di intellettuali di diversa estrazione messo insieme più di 20 anni or sono con l’obiettivo di immaginare l’Europa del XXI secolo.

Dell’Unione Europea, alla luce degli elementi attuali, rimane solo un’idea? Di questo, del cambiamento di civiltà che l’umanità sta attraversando, di posti di lavoro, di giovani e di speranza ho parlato con Marc, le cui idee hanno ispirato la creazione di questo stesso blog.

 

La Società della Conoscenza - Intervista a Marc Luyckx Ghisi

La Società della Conoscenza – Intervista a Marc Luyckx Ghisi

Marc, puoi definire che cos’è la Società della Conoscenza? Quando ne possiamo fissare l’inizio?

Dal mio punto di vista, l’inizio può essere fissato nel 1993, anno in cui il più grande studioso di management del XX secolo, Peter Drucker, pubblica il suo capolavoro Post-Capitalist Society.

Che cosa ci dice in sostanza? L’umanità è passata da una civiltà agricola, nella quale tutto ciò che serve è un seme per far crescere una pianta e la terra in cui piantarlo, a una civiltà industriale, materialista e meccanicistica, nella quale, all’interno di una fabbrica, un blocco d’acciaio viene trasformato in un’automobile.

Da questo tipo di civiltà, siamo passati alla Società della Conoscenza, nella quale lo strumento di produzione altro non è che il cervello umano: si applica conoscenza a conoscenza per creare nuova conoscenza. Che cosa sono Facebook e Google se non un’idea?

Drucker aveva intuito e descritto questo passaggio epocale vent’anni fa e adesso siamo nel mezzo di tale cambiamento. D’altra parte, Marx stesso affermava che, modificando il mezzo di produzione, si cambia la società.

 

Quali implicazioni ha, nel mondo del lavoro, il passaggio alla Società della Conoscenza?

Come spiegavo, nella Società della Conoscenza lo strumento di produzione, il vero valore dell’azienda, non è più un macchinario, ma la persona, con la sua conoscenza, le sue esperienze e le sue intuizioni. Che cosa implica questo? Che il manager deve aver cura delle persone che lavorano con lui e assicurarsi che il giorno dopo tornino a lavorare in azienda, perché sono loro il suo tool of production! Quindi, il manager saggio deve essere in grado di creare un ambiente che favorisca la creatività e l’armonia. La macchina, in un’azienda, è ora al servizio dell’uomo e non viceversa. Steve Jobs lo aveva intuito, creando una tecnologia human-friendly.

 

E’ corretto vedere il cambiamento di civiltà che stiamo attraversando come macroscopico (di tutta la società a livello globale), ma anche microscopico (di ogni singola persona)?

Per spiegare il cambiamento con una similitudine più comprensibile, dobbiamo pensare a esso come un iceberg.

Nella parte più profonda, sottacqua, si trova il motore inconscio che genera il cambiamento e che è azionato da due fattori negativi:

1. l’umanità, con la bomba atomica, ha creato la possibilità di distruggere la vita sulla Terra;

2. è impossibile realizzare una crescita quantitativa illimitata in un sistema, qual è il nostro pianeta, che ha un numero finito di risorse.

Queste possibilità di suicidio collettivo hanno spinto la civiltà mondiale verso la vita: dobbiamo, però, cambiare i valori alla base della nostra civiltà, che fino a oggi è stata dominata dalle tre C di Comando, Conquista, Controllo, i quali non sono più in grado di dare le risposte che necessitiamo. Care e Respect (“cura e rispetto per gli altri”) sono invece i valori a cui dobbiamo aspirare oggi. Il confronto che ha avuto luogo tra Syriza e Bruxelles quest’estate riguarda proprio questo, ma ci torneremo tra poco.

Il livello successivo di cambiamento, risalendo dalla base dell’iceberg verso la superficie, riguarda il modo ormai obsoleto di fare scienza e università. Esso è estremamente analitico, divide la realtà in compartimenti stagni e mette da parte la spiritualità e l’intuizione. Al contrario, la fisica quantistica ci spinge verso una ridefinizione di tempo, spazio e materia. Se prima si pensava che la materia esistesse e la coscienza era come minimo secondaria, stiamo silenziosamente passando a una visione diametralmente opposta secondo cui è la coscienza che condensa l’energia e fa esistere la materia. Di tutto ciò, tuttavia, le università non parlano.

Il penultimo livello, e risaliamo ancora un po’ nel nostro iceberg, riguarda il cambiamento economico da sistema industriale a Società della Conoscenza, con logiche molto diverse, come già accennavo nella risposta alla precedente domanda.

L’ultimo livello è ciò che noi vediamo in superficie: la crisi di identità del politico, che vediamo con la crisi greca di una forza, Syriza, che propone un nuovo paradigma che l’establishment, arrogante e arroccato su posizioni vecchie, rifiuta di accettare. Quasi tutti i capi di stato non comprendono il cambiamento in atto.

A proposito di tale cambiamento, voglio portare un esempio concreto di una persona che conosco. Tempo fa ho parlato con un’imprenditrice toscana alla quale è stato chiesto di dedicarsi all’amministrazione regionale per cinque anni, portando così la sua esperienza, per poi tornare a svolgere la sua precedente professione. Ecco, i leader politici di cui abbiamo bisogno sono questi: le persone invece legate agli umori dell’elettorato e alla paura di perdere voti a causa di una decisione o di un cambiamento sono proprio quelle che non permettono alla società nel suo complesso di avanzare.

Tornando alla tua domanda, a livello microscopico ognuno di noi deve ovviamente realizzare il cambiamento che investe la società a livello macroscopico: sono essenziali entrambi. La saggezza orientale ce lo insegna da quattromila anni, ma noi occidentali l’abbiamo dimenticato.

In realtà, a Occidente tantissime persone – in Italia circa il 50% secondo alcuni studi – hanno già abbracciato i nuovi valori. I nostri figli e nipoti sembrano più preparati per la società che deve venire e rivoluzioneranno il sistema scolastico e universitario.

 

Quali nuove opportunità lavorative si presentano nella Società della Conoscenza?  E quali competenze si rendono necessarie per avere delle opportunità nel mondo del lavoro?

L’imprenditore di domani è una persona che deve aver fatto un cammino di perfezionamento e illuminazione personale: Nelle aziende, come dicevo prima, per il manager si pone il problema di riuscire a trattenere le persone più capaci. Andiamo verso una crescita qualitativa, per cui chi lavora vuole lavorare in un ambiente creativo dove potersi rinnovare e trasformare come persona. Possiamo dire che l’impresa di domani è un luogo di perfezionamento umano.

Ormai nelle organizzazioni non abbiamo più bisogno degli specialisti, ma di generalisti che abbiano saggezza. Il nostro sistema produce dei Dottorati che conoscono una materia nel minuscolo dettaglio, quando alle aziende servono invece generalisti che sappiano sintetizzare, apprendere e creare: purtroppo, questo è il contrario di quanto al momento viene prodotto dall’università.

 

I paesi che hanno ripensato al loro sistema educativo per preparare alla società del 21mo secolo sono pochissimi. Quasi tutti, invece, preparano ancora ai lavori in fabbrica o in aziende strutturate in modo piramidale, ma esse nel futuro saranno sempre meno. Quali sono le tue proposte per formare i manager della Società della Conoscenza?

Un ottimo esempio è quello della Finlandia, che ha riformato il proprio sistema educativo a partire dalle elementari per favorire la crescita di giovani creativi. Come ha raggiunto questo scopo? Partendo dalle scuole elementari, limitando l’azione degli ispettori e responsabilizzando invece gli insegnanti della scuola primaria con incentivi anche economici. La Finlandia, tra l’altro, si sta spingendo oltre, prevedendo di dare un reddito minimo a tutti visto che nella Società della Conoscenza difficilmente ci sarà lavoro full time per tutti. Se, però, lo Stato ti assicura un’entrata, ecco che hai ciò che ti serve per vivere e per dedicarti a creare qualcosa di nuovo per la società grazie alla la tua creatività.

Per quanto riguarda i leader dela Società della Conoscenza, la preparazione che viene data oggi dalle Business School è obsoleta e va bene per la società industriale, in quanto analitica e meccanicistica. La mia proposta, invece, è di dare una formazione molto più ampia che stimoli la crescita della persona lavorando anche sull’intuizione, la spiritualità e l’emisfero destro del cervello.

 

La visione che proponi, basata sul cambiamento profondo a partire dalla singola persona, è in contrasto con i messaggi con i quali veniamo bombardati dai media, che spesso presentano l’ordine costituito come immutabile e l’individuo come impotente rispetto alle grandi decisioni politiche, economiche e ambientali. Qual è invece il messaggio di speranza che vuoi lasciare in particolare ai giovani?

Sfortunatamente, il vecchio sistema ha un’enorme forza di autoriproduzione. Ho sentito per esempio ieri alla televisione, sempre riguardo alla Grecia, che diversi esponenti dell’UE dicevano che non ci sono alternative al modello stabilito. Si sbagliano.

Siamo in una fase di cambiamento profondo, anche se non sappiamo quando si manifesterà pienamente. Alcuni giovani, specialmente i più sensibili, stanno attraversando un momento difficile, in quanto avvertono la minaccia di morte collettiva che noi stessi, come umanità, abbiamo creato. In realtà, proprio un periodo complicato come questo rappresenta l’occasione per vedere che ognuno di noi, attraverso il nostro miglioramento individuale, può proiettare luce sulla propria zona d’ombra…

Vi racconto un’ultima esperienza. Recentemente, sono stato a un incontro organizzato da un antropologo e un ex-ufficiale che ha combattuto in Vietnam. Ci hanno detto che dobbiamo ripensare alla nostra umanità: per millenni ci è stato infatti insegnato che contavano solo due cose: Fuck and kill (“fotti e uccidi”).

Il guerriero, in realtà, è colui che combatte contro la propria oscurità. Soltanto in Europa, sulla strada verso una nuova società siamo già in cento milioni: tutto ciò che conta è guardare al futuro con speranza e credere nelle proprie intuizioni.

 

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