Gli stereotipi razziali nei film di Hollywood. Intervista allo scrittore americano Jack Shaheen,

Da teenager cresci guardando film come True Lies, in cui l’eroe, interpretato da Arnold Schwarzenegger, combatte un terrorista islamico super-cattivo chiamato Aziz.

L’equazione Musulmano = Testa calda ti era peraltro già stata chiarita durante l’infanzia, quando te ne stavi a bocca aperta a guardare Aladdin, cartone animato popolarissimo tra milioni di bambini occidentali e campione d’incassi della Walt Disney, la cui canzoncina a inizio film suonava più o meno così (traduzione libera dall’inglese, ndr): “Vengo da una terra lontana percorsa dalle carovane / In cui ti tagliano un orecchio se non gli piace la tua faccia / E’ barbaro, ma, ehi, è casa mia.”- L’ambientazione è un’ Arab-landia non specificata.

A ogni notizia di un attacco terroristico, quindi, non ci metti molto a sviluppare in maniera quasi spontanea questa sequenza di pensieri: A) I paesi islamici sono pieni di teste calde fondamentaliste; B) Ci hanno colpito; C) E’ giusto colpirli noi prima che ci colpiscano di nuovo.

Una forzatura? Forse… O forse no. Quanto forte è stata l’influenza di Hollywood nel rafforzare gli stereotipi razziali, in particolare quelli relativi ai musulmani?

Ne ho parlato in questo dialogo con Jack G. Shaheen, ex consulente del network statunitense CBS per il Medio Oriente, il quale ha dedicato le proprie ricerche agli stereoptipi di carattere etnico. Docente universitario, autore e consulente in film quali Syriana e Three Kings, ha contribuito alla creazione del Jack G. Shaheen Archive, ospitato alla New York University e contenente oltre tremila film e programmi televisivi.

Stereotipi razziali e Hollywood

Stereotipi razziali e Hollywood

Il suo libro, dal quale è stato tratto in seguito il documentario Reel Bad Arabs – How Hollywood Vilifies a People (2006), dimostra che mentre in soli 12 film di Hollywood i personaggi di origine araba si distinguono per le loro qualità, in oltre 1000 pellicole essi vengono descritti come criminali senza scrupoli, terroristi o sceicchi grassi ossessionati dalle donne occidentali. Il carattere offensivo di questo tipo di descrizione è cambiato nel corso degli anni?

Sfortunatamente, questi stereotipi continuano a esistere. Sebbene il Presidente Obama li abbia pubblicamente condannati e nonostante una leadership democratica più liberale rispetto alle amministrazioni Bush e Reagan, queste immagini stereotipate inquinano ancora le menti delle persone e fanno parte del panorama culturale, in particolare con candidati come Ted Cruz e Donald Trump. Il numero di film denigratori può essere diminuito, ma quelli ancora in circolo sono diventati ancora più pericolosi considerando la crescente ondata di islamofobia.

Prendiamo l’esempio di  American Sniper di Clint Eastwood, un film che è ancora più dannoso di pellicole come True Lies, nelle quali la descrizione dei palestinesi era così grottesca da risultare scarsamente verosimile.  American Sniper, invece, pretende di basarsi su ciò che accadde in Iraq ed è un campione d’incassi di Hollywood. I personaggi iracheni nel film, gli antagonisti del cecchino americano, vengono totalmente privati di caratteristiche umane. Gli iracheni vengono presentati come robot – ovviamente robot cattivi e malvagi.

Questi stereotipi negativi si sono radicati a tal punto che in alcuni casi possono portare a pensare che i terroristi e i fondamentalisti siano davvero rappresentativi dell’Islam e dei musulmani.

Sicuramente i tumulti in Medio Oriente non aiutano, ma ciò che è più tragico è che la maggior parte delle vittime di questa instabilità è composta proprio da musulmani. Oggi si parla molto dell’ISIS, ma l’ISIS non è nemmeno uno stato: si tratta piuttosto di un gruppo che definirei “banditi terroristi”.

In ogni caso, le persone che hanno un’agenda politica – o anche quelle che non la hanno – tendono a far passare il concetto che l’ISIS sia rappresentativo del mondo arabo e musulmano.

Ovviamente, condanno con fermezza le azioni dell’ISIS. Si tratta di uomini terribili, sono i barbari del nostro secolo per il modo in cui uccidono persone innocenti. Il loro numero ammonta probabilmente a 45000 o 50000 persone, ma non dobbiamo dimenticare che nel mondo i musulmani sono 1,6 miliardi. Ci sono stati attacchi a Parigi e Bruxelles, ma anche in Pakistan e in Turchia con tante persone rimaste uccise.

E poi c’è la retorica di gente come Trump o Cruz, che dicono di voler espellere i musulmani dagli Stati Uniti: si stanno in realtà dimenticando che ci sono musulmani americani ovunque: nell’esercito, nelle forze dell’ordine, nel governo.

Quale tipo di film vorrebbe vedere per avere una descrizione più realistica di arabi e musulmani?

Vorrei vedere dei film che non li presentassero come terroristi. Poi, vorrei veder rappresentate alcune storie positive, come quella di un belga ebreo, ferito negli attacchi di Bruxelles, che è stato aiutato da un arabo musulmano, il quale è andato a visitarlo in ospedale per assicurarsi che stesse meglio. Sono queste le storie di cui abbiamo bisogno.

“Washington e Hollywood hanno lo stesso DNA.” L’affermazione è di Jack Valenti, ex presidente della Motion Pictures Association. Non solo l’industria cinematografica, ma i principali mass media in generale agiscono spesso in un modo che rafforza gli stereotipi e le decisioni politiche supportate da un ampio numero di persone che si basano proprio su tali stereotipi.

I mass media e il potere politico si rafforzano a vicenda. Dobbiamo considerare arabi e musulmani nel modo in cui consideriamo le altre persone, né meglio né peggio.

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