Le Competenze Trasversali: Trovare Lavoro (ed Essere Buoni Cittadini)

“So pensare. So aspettare. So digiunare.”

Parola di Siddhartha, protagonista dell’omonimo romanzo di Herman Hesse, ambientato nell’India del Vi secolo a.C. Così il saggio rispondeva quando la vita lo metteva davanti a una nuova sfida costringendolo a rimettersi in gioco. In un certo senso, Siddhartha aveva già intuito l’importanza delle “competenze del 21mo secolo”, di cui tratta questo articolo.

Per spiegare di che cosa sto parlando, però, è opportuno fare prima un passo indietro.

Un Mondo in Rapida Evoluzione

Il mondo nel quale viviamo si evolve rapidamente. Per rimanere al passo con i cambiamenti, dunque, è essenziale sforzarsi di sviluppare continuamente delle competenze che consentano di “non essere tagliati fuori”. Il virgolettato, peraltro, non si riferisce soltanto alle eventuali mancate opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro, ma, più in generale, a un’emarginazione che interessa anche la sfera personale e sociale.

A questo proposito, il fenomeno dei NEET – Not (engaged in) Education, Employment or Training – non può non destare preoccupazione. Esso riguarda, soltanto in Italia, 1 giovane su 4 – dati ISTAT – che non lavora né studia. Pur essendo più bassa in altri paesi come Francia e Germania, la percentuale arriva comunque quasi sempre in doppia cifra, un dato allarmante se si considera che stiamo parlando di giovani nei quali la fiamma della creatività – e della gioia di vivere? – risulta essere cristallizzata.

21st Century Skills – Le Competenze per il 21mo Secolo

Tornando alla questione iniziale, quali sono e come si definiscono le competenze chiave per rimanere agganciati alla società del 21mo secolo?

In modo poco fantasioso, in inglese esse vengono indicate appunto come 21st century skills, definizione in alternativa alla quale viene spesso usata quella di transferable skills, in italiano note come “competenze trasversali”.

Tony Wagner, professore dell’Università di Harvard e autore di saggi nel campo dell’educazione e dell’innovazione, individua sette tipi di 21st century skills. Di seguito, ecco la lista, con spiegazione sintetica punto per punto:

1 critical thinking & problem solving – la capacità di formulare un pensiero critico e di saper far fronte ai problemi;

2 collaboration and leadership – riuscire a lavorare in team ed essere in grado di ispirare i propri collaboratori;

3 agility and adaptability – la realtà non rimane uguale a se stessa per più di un istante: occorre dunque sviluppare flessibilità per sapersi adattare velocemente ai cambiamenti;

4 initiative and entrepreneurialism – avere spirito d’iniziativa, che non si riferisce soltanto a chi ha un’attività in proprio;

5 effective oral and written communication – riuscire a comunicare in modo efficace, sia oralmente sia per iscritto, è una qualità essenziale;

6 accessing and analyzing information – in quanto bombardati da una valanga di informazioni, è  fondamentale capire: a) a quali fonti attingere b) quali considerare affidabili e pertinenti;

7 curiosity and imagination – curiosità e immaginazione.

Competenze Trasversali

Competenze Trasversali

Partendo proprio dall’ultimo punto, vengono in mente le parole di Peter Drucker nel libro Post-Capitalist Society (1993): In the knowledge society, people have to learn how to learn. “Nella società della conoscenza, le persone devono apprendere ad apprendere.”

E’ la curiosità costante di imparare qualcosa di nuovo la molla che porta ad approfondire un argomento per poi rielaborarlo in modo creativo. Volendo semplificare il concetto in due parole: “apprendimento permanente”, o lifelong learning.

Ma come mai, se le competenze trasversali hanno una così grande importanza, nel nostro sistema educativo il loro insegnamento non è contemplato? Le ragioni sono diverse.

Alcune sono di carattere più “tecnico”: la padronanza dei 21st century skills è, per esempio, difficile da misurare. Se è semplice assegnare un 8 a un ragazzo che conosce la data di inizio della Prima Guerra Mondiale o la forumla per calcolare un’area geometrica, più difficile è valutarne il livello di pensiero critico o il suo saper “fare squadra”. Dal punto di vista legislativo, poi, le riforme dell’istruzione richiederebbero un lavoro molto complesso e paziente, che spesso  mal si coniuga con le esigenze elettorali del “tutto e subito”.

Strettamente connesse a tali motivazioni ve ne sono altre  di carattere “culturale”: passare da un sistema educativo basato sulla mera trasmissione di informazioni dal docente allo studente a uno più innovativo, che stimoli riflessioni critiche e spirito d’iniziativa, richiede la messa in discussione di un modello che, perlomeno in Occidente, si perpetua invece da generazioni.

Approcci Interdisciplinari nella Scuola: il CLIL

Le competenze trasversali non si acquisiscono soltanto a scuola, per quanto essa possa contribuire ad accelerare tale processo di acquisizione. Praticare uno sport individuale stimola lo spirito di iniziativa, giocare in una squadra o suonare in un complesso favoriscono il miglioramento delle capacità di collaborazione e leadership, impegnarsi in dialoghi sinceri con famiglia e amici migliora l’efficacia nella comunicazione: sono soltanto alcuni esempi concreti di esperienze che aiutano a sviluppare i sette 21st century skills di cui parla Wagner.

Tuttavia, alcuni tentativi che vanno nella direzione di un approccio più interdisciplinare sono già stati messi in atto anche nella scuola in diversi paesi europei e non. Per esempio, è stato dimostrato che il CLIL (Content and Language Integrated Learning), ovvero l’insegnamento di una disciplina non linguistica in una lingua straniera, stimola competenze trasversali quali l’analisi delle informazioni e la capacità di lavorare in gruppo, oltre a favorire l’apprendimento delle lingue. In Italia, da quest’anno il CLIL è diventato obbligatorio nell’ultimo anno delle scuole superiori, mentre in Canada il concetto di immersione linguistica è presente già dagli anni Sessanta del secolo scorso.

Cittadini Globali Più Consapevoli

L’auspicio, citando nuovamente Drucker, è che l’istruzione nella società della conoscenza formi dei leader in grado di vivere contemporaneamente in due “culture”: quella “intellettuale”, focalizzata su parole e idee, e quella “manageriale”, concentrata su aspetti organizzativi, persone e lavoro. Se i due aspetti si compensano, afferma ancora Drucker: “Possono coesistere ordine e creatività, soddisfazione personale e missione” (trad. mia).

In conclusione, il miglioramento delle competenze trasversali non è altro che un mezzo per formare dei cittadini globali più consapevoli e responsabili, in un’epoca in cui l’umanità ha messo a repentaglio la sopravvivenza della propria specie, nonchè della vita stessa, sul pianeta Terra.

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